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Diario
16 marzo 2006
Censura all'americana
Il New York Theatre, in quel di Broadway, tempio della cultura occidentale assetata di libertà e nemica di ogni censura, ha annullato "My name is Rachel Corrie". Il mercato non c'entra nulla, lo spettacolo a Londra ha avuto un grande successo e vasta eco. Il dramma teatrale però è dedicato a un'attivista americana, Rachel Corrie uccisa da una ruspa israeliana a Gaza nel 2003. "Non volevamo influenzare le imminenti elezioni israeliane", ha spiegato un portavoce del teatro. Sarà, ma pare impossibile che una democrazia solida come quella israeliana possa essere messa in crisi da uno spettacolo, tra l'altro recitato in un altro Paese. Qualcuno è più realista del re. E qualche lobby sta esagerando. E questi sì che rappresentano un pericolo. Per la libertà di tutti. Israeliani compresi. (fonte notizia: Corriere della Sera)
| inviato da il 16/3/2006 alle 20:8 | |
28 gennaio 2006
Ai cinesi piace l'Africa
Ai cinesi piace l'Africa. Radio Cina Internazionale ha lanciato a Nairobi, la capitale del Kenya, una nuova emittente in FM che trasmette 19 ore al giorno in kiswahili, inglese e cinese. I cinesi sono già presenti in Africa con alcuni relay e la radio governativa serve tutto il continente in onde corte. Ma è evidente che l'interesse di Pechino cresce ancora. In particolare punta a intensificare gli scambi economici con il Kenya e l'Africa Orientale. In qualche modo il tentativo è di sostituirsi agli inglesi e alla loro BBC.
Per approfondire l'argomento è possibile leggere l'articolo di Cathy Majtenyi su VOAnews
| inviato da il 28/1/2006 alle 20:25 | |
20 gennaio 2006
R101 e la riforma a metà
La radio è viva più che mai. Altrimenti perchè investirci tanti soldi? Continua infatti l'offensiva berlusconiana sul fronte della radio. E parte una nuova massiccia campagna pubblicitaria per promuovere R101, la radio appartenente a Monradio, società controllata da Mondadori, controllata dai Berlusconi. Durerà, come spiega il quotidiano .com fino al 12 febbraio e comporterà una spesa non indifferente, anche se in larga parte giocata all'interno dello stesso gruppo. Gioco di squadra: la tv del premier per promuovere la radio del premier. I passaggi televisivi saranno 900, per il 60 per cento, appunto, su Mediaset. Il resto su La7 e Sky. Più affissioni a gogò. R101 ha comportato, negli scorsi mesi, forti esborsi di denaro, per mettere a punto una grande rete di ripetitori su tutto il territorio nazionale. Quindi dalle parti di Arcore si deve pensare che ne valga la pena. Ma resta una domanda: perché la riforma Gasparri, formalmente del sistema radiotelevisivo, non ha messo ordine alla giungla assurda che contraddistingue la radiofonia nazionale? E perché oltre a non fare ordine non si è nemmeno preoccupata di individuare spazi per le radio comunitarie o locali, come in altri paesi così spesso presi ad esempio (a parole), tipo USA e Gran Bretagna? A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si prende.
| inviato da il 20/1/2006 alle 19:59 | |
6 gennaio 2006
Cuba, la guerra dei media
In questi giorni, anzi notti, anche in Italia si può ascoltare Radio Republica su 6010 kHz. Si tratta dell'annesima radio anticastrista messa on air dai cubani in Usa, concentrati soprattutto in Florida, e sostenuti dal governo USA e soprattutto dai repubblicani, la destra amerciana.
La guerra dei media intorno a Cuba sta riprendendo vigore. Radio Republica è operata dal Directorio democratico cubano, organizzazione che in passato si fregiava anche del titolo "Revolucionario", tolto però dal proprio nome forse per dare un'immagine più rassicurante. In effetti anche la programmazione di Radio Republica appare più soft, più anglosassone che latina nella forma. Molta cultura e spazi dedicati ai giovani. Magari perchè ci si è resi conto che la propaganda troppo marcata e sfacciata non funziona. Il Directorio appare comunque legato a organizzazioni governative USA o ad associazioni non governative, ma legate al mondo politico repubblicano. In questo modo si è assicurato fondi non indifferenti. Un fatto curioso. Radio Repubblica per diversi giorni annunciava anche la frequenza dei 5965 kHz su cui non operava, ma non quella effettiva di 6010 kHz. Così i burocrati dell'Havana deputati ai jamming, le radio che trasmettono rumore per disturbare le emissioni sgradite, si sono gettati sui 5695, dove però in realtà opera proprio Radio Havana, l'emittente internazionale del governo cubano. Risultato: i cubani si sono autodisturbati per diversi giorni. Tutto ciò fa ridere, ma è anche la misura della tensione esistente nell'area e dell'importanza data i media. Glenn Hauser, con cui ho avuto uno scambio di mail in questi giorni a proposito di questa nuova emittente, sostiene che il trasmettitore possa trovarsi però non negli Stati Uniti, ma in Europa o, più probabilmente in Nord Africa. Qui, in Marocco, sono presenti molti trasmettitori dell'IBB, il potente International Broadcasting Bureau, finanziato dal Congresso americano per sostenere la propaganda statunitense nel mondo.
Intanto sul Miami Herald in questi giorni è comparso un articolo che racconta come Radio Martì si stia preparando a usare una stazione radio volante, per superare appunto il muro di jamming messo su dal governo cubano. Il velivolo porterà le antenne trasmittenti più vicino all'obiettivo per rendere più facile l'ascolto di Radio Martì sull'isola assediata. Radio Martì si ascolta anche in Italia, sui 6030 kHz e altre frequenza. L'emittente è sostenuta dal governo di Washington e può contare sull'aiuto dell'IBB e dei suoi tanti trasmettitori sparsi per il mondo.
Alcuni link utili all'approfondimento li trovate qui (in fondo all'articolo): http://radiodxinfo.blogspot.com/
| inviato da il 6/1/2006 alle 21:21 | |
2 gennaio 2006
La Turchia parla italiano in onde corte
A sorpresa, e in controtendenza, la Voce della Turchia il 1° gennaio ha inaugurato una trasmissione in italiano sulle onde corte. La frequenza è 6185 kHz (banda dei 49 metri), l’orario 18.30-19. Una mezz’oretta divisa in tre fasce. La prima dedicata alle notizie, la seconda alla rassegna della stampa turca, la terza alla cultura turca. Domenica quest’ultima è stata dedicata a Leyla Gencer, famosa soprano turca che raccolse molti successi anche alla Scala di Milano. La novità radiofonica rappresenta un evento ormai più unico che raro. Negli ultimi 20 anni le trasmissioni nella nostra lingua si sono ridotte a vista d’occhio, scomparendo dalle onde corte una dopo l’altra. Dalla britannica Bbc fino al grosso delle radio dei Paesi dell’Est, un gran numero di emittenti ha deciso di risparmiare tagliando le redazioni italiane. La ragione di questa scelta turca appare squisitamente politica. Il governo di Ankara vuole entrare nell’Unione europea, ma le resistenze sono forti. A iniziare dall’opposizione austriaca. Per vincerle si è deciso di puntare anche sulla comunicazione.
| inviato da il 2/1/2006 alle 17:0 | |
20 dicembre 2005
Dirtto d'asilo, Amnesty International pubblica il rapporto
"LAMPEDUSA: INGRESSO VIETATO" (EGA EDITORE)
Da ottobre del 2004 a ottobre del 2005, almeno 2.778 migranti, ma probabilmente molti di più, sono stati rimandati in Libia poche ore dopo il loro arrivo a Lampedusa, senza avere avuto accesso a metodi appropriati di identificazione ne’ alla procedura di asilo, e dopo essere stati scelti in tutta fretta sulla base della loro nazionalita’ presunta. In un nuovo rapporto ‘Lampedusa: ingresso vietato’ (EGA Editore, 88 pagine, € 8,00, con una prefazione di Giovanni Maria Bellu), la sezione Italiana di Amnesty International sintetizza l’ultimo anno di mobilitazione contro queste deportazioni e contro le gravi violazioni del principio di non-refoulement (non-respingimento) dei rifugiati e richiedenti asilo, contro cui hanno preso posizione molte altre organizzazioni non governative, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati e il Parlamento europeo. Nel rapporto, Amnesty International denuncia gli accordi fra l’Italia e Libia, risalenti al 2000, il cui contenuto e’ tuttora segreto, e la preoccupante situazione dei diritti umani nel paese nordafricano. Il rapporto – inviato al ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, e a tutti i parlamentari - ricorda anche l’allarmante situazione dei Centri di permanenza temporanea, la mancata assistenza legale e le condizioni di detenzione inadeguate dei cittadini stranieri che arrivano alla frontiera marittima italiana.
La pubblicazione puo’ essere ordinata a fronte di un contributo spese di 10,20 €. La richiesta dovra’ essere inviata a: Amnesty International Settore Pubblicazioni, via G. B. De Rossi 10, 00161 Roma. I chiedenti dovranno specificare in modo chiaro e leggibile nome e cognome, indirizzo, cap, citta’ e provincia e allegare la ricevuta di un versamento sul ccp 70691001 intestato ad Amnesty International, Sezione Italiana, via G. B. De Rossi 10, 00161 Roma, specificando sulla causale ‘rapporto Lampedusa’
| inviato da il 20/12/2005 alle 17:28 | |
15 dicembre 2005
Radio libere, i fiori della comunicazione
Il 28 dicembre, mercoledì, alle 8.00 e alle 00.35 su RAI Educational e RAI 3 andrà in onda il documentario "I Cento Fiori. L'Italia delle radio libere", di Amedeo Ricucci e Stefano Dark, regia di Maurizio Carta e Amedeo Ricucci. Realizzazione Road Television e raccontato da Christian Iansante per «La storia siamo noi» - Rai Educational (dir. Giovanni Minoli).
Dal comunicato stampa: Suoni, colori, emozioni: a 30 anni dall'inizio del fenomeno "radio libere" il più completo documentario televisivo realizzato sull'argomento in Italia. Il 1975 è l'anno in cui, tra musica, impegno, nuovi linguaggi e partecipazione del pubblico, si levano le prime voci locali che bucano il monopolio pubblico Rai. Una libertà d'antenna esplosa e sancita con modalità del tutto impreviste. I due autori de "I Cento Fiori" condensano in un'ora le premesse storiche antecedenti il '75 (tra cui lo svecchiamento di radio Rai dagli anni '60 con l'arrivo di memorabili programmi giovanili) e da lì, grazie alla raccolta di documenti e testimonianze di grande valore, ricostruiscono con perizia quella irripetibile stagione e i suoi sviluppi, attraverso singole storie di radio (molte le stazioni in fm sulle quali ci si può più o meno sintonizzare.) e toccando alcuni temi relativi (la società, la politica, i mass-media, i consumi.). Come in un vero programma radiofonico Renzo Arbore, Fausto Terenzi, Piero Scaramucci, Federico l'Olandese Volante, Renzo Rossellini, Marco Baldini sono solo alcuni nomi nel coro delle tante voci protagoniste che ci raccontano, insieme alle avvincenti immagini e alle rarissime registrazioni dell'epoca, la portata di un'epopea tutta italiana: quella delle radio libere. Con l'occasione, ringraziamo le persone che in ogni modo ci hanno aiutato a realizzare questa "pagina" di storia collettiva. Un lavoro che mancava, dal quale inoltre è stata realizzata anche una versione estesa su un volume (in libreria dalla primavera 2006 sarà possibile leggere "Libere. L'epopea delle radio italiane degli anni '70" a firma di Stefano D'Arcangelo).
Amedeo Ricucci e Stefano Dark in collaborazione con www.fm101.it e www.stelleinfm.it
| inviato da il 15/12/2005 alle 19:9 | |
10 dicembre 2005
Radio Tirana, specchio di un Paese in crisi
Un po' tutti segnalano che Radio Tirana sulle onde corte è spenta. A metterla fuori combattimento è la grave crisi energetica che sta attraversando l'Albania. Al momento sono on air solo le emittenti straniere come Radio Cina Internazionale e Trans World Radio (religiosa protestante) che usano gli impianti albanesi, pagando in moneta pregiata. E' evidente che c'è ancora molto da fare per ricostruire il Paese delle aquile. I più giovani non se lo ricordano, ma a suo tempo, negli anni Settanta, Radio Tirana con i suoi programmi in italiano era anche un piccolo mito. Allineata su posizioni rigidamente filocinesi e maoiste i suoi notiziari erano sull'ideologico esilarante. Altri tempi. Comunque anche oggi da quelle parti non se la passano esattamente bene. Vedi il sito di Radio Tirana Giaber
| inviato da il 10/12/2005 alle 13:52 | |
22 ottobre 2005
Celentano non è come Berlusconi, grazie Libero!
La "vera storia di Celentano", spara in prima pagina Libero di sabato 22 ottobre 2005. "Adriano è un grande furbo, i fessi sono altri" e poi l'annuncio del grande scoop: "L'Adriano segreto - Là dove c'era il verde ora c'è una mega-villa". Corriamo a leggere. Si scopre che il molleggiato ha una grande villa a Galbiate. Nel verde, circondata da verde. Un grande parco. Non frequenta il paese e non lo si vede più, da tempo, in parrocchia. E "ci sono voci" (voci non denunce o prescrizioni) che non abbia pagato delle forniture idrauliche. E persino quelli della via Gluk non lo vedono da 20 anni. Accidenti che scoop! Grazie Libero, ci siamo liberati da un peso. Temevamo che Adriano fosse un po' come Berlusconi, pieno di modeste ville a grappoli sparse per continenti e isole. E denunce passate in prescrizione grazie a leggi fatte ad hoc. E con amici tipo Previti e Bondi. Niente di tutto questo. Celentano è salvo. Grazie Libero
| inviato da il 22/10/2005 alle 18:15 | |
29 novembre 2004
Calcio: vietato pensare. Parola di Lippi
Dopo il doping, i bilanci truccati, gli sprechi miliardari, l'incapacità di trovare un'intesa ai propri vertici ora il mondo del calcio viene a dirci che vuole eliminare la libertà di pensiero. Basta col diritto di esprimere opinioni differenti, basta col diritto di criticare l'operato di chi ha le responsabilità più alte. Sono parole di Lippi. Il ct azzurro ed ex allenatore della Juventus in diretta televisiva (riproposta anche lunedì 29 novembre al TG1 delle 1330) rivolto a Zeman, reo di avere denunciato a suo tempo l'eccesso di farmaci nel calcio e di essersi visto dare ragione da un giudice, ha detto: "E poi è inaccettabile che uno critichi il sistema e continui a farne parte. Se a Zeman non piace il sistema se ne vada". Insomma tutti in riga, tutti zitti, viva la dittatura. Se nel calcio per caso qualcuno scopre delle irregolarità o anche semplicemente delle cose che potrebbero essere migliorate deve tacere e adeguarsi. O andarsene. Dallo sport alla società e alla politica il passo è breve. Una bella lezione di democrazia e di convivenza civile. Un bello stimolo ai giovani perché diano il loro contributo a migliorare lo sport, il lavoro, la realtà dove vivono. Siamo sicuri che lo sport sia ancora una pratica positiva ed educativa? Siamo sicuri che Lippi si sia reso conto di cosa ha detto?
Giaber
| inviato da il 29/11/2004 alle 14:43 | |
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